Preti in radio ospita Don Gino Gulizia


“Da bambino l’unico modo per stare lontano dai pericoli della strada era dedicarsi allo sport. A me piaceva il calcio e già a 16 feci l’esordio in Promozione”. Ha iniziato così il suo racconto ai microfoni di Radio Jobel don Gino Gulizia, originario di Strongoli, ora vice parroco a Mendicino. “Come dicevo da ragazzo la mia principale passione era il calcio, andavo sì a messa, ma più per fare contenti i miei genitori e mia nonna che per reale vocazione. Fu l’arrivo del nuovo parroco, don Rosario, che mi permise di avvicinarmi sempre di più a quella che poi divenne la mia strada”. Strada che don Gino intraprese nel segreto. “Né i miei genitori, né i miei amici, tanto meno la mia fidanzata, sapevano nulla. Confidai tutto solo ad una mia amica e ovviamente al prete. Infatti quando però venne il momento di comunicare la mia scelta, maturata definitivamente alla morte di mia nonna, colsi tutti di sorpresa. I miei genitori rimasero stupiti, mio padre immaginava che sarei diventato ingegnere, gli amici non capirono inizialmente; ma fu la fidanzata a prenderla peggio di tutti”.

Fu così che don Gino si apprestò a vivere il suo primo anno di propedeutica al seminario di Cosenza. “All’inizio andò tutto bene, poi verso la fine dell’anno inizia a pensare che forse quella non era la mia strada e decisi di non proseguire”. Seguì un anno tormentato fatto di scatti inprovvisi, chiusure, nervosismi e anche una piccola fuga di casa. “Mi ero iscritto all’università a Cosenza ma non ero per niente felice. Non ero in pace con me stesso e riversavo tutta la mia inquietudine su chi mi stava vicino, la mia famiglia in primis. Per fortuna don Rosario mi stava vicino e fu proprio lui che mi mise in crisi dicendomi: chi ha messo mano all’aratro e si volge indietro non è degno. Fu proprio quel passo del Vangelo di Matteo che mi aprì gli occhi nuovamente. Presi i miei genitori, lì portai con me dal parroco e comunicai la mia ferma decisione di entrare in seminario”. Decisione dalla quale don Gino non tornò mai indietro. “Gli anni di seminario a Catanzaro furono belli e impegnativi. Spesso venivo rimproverato per la barba troppo lunga, soprattutto durante il periodo d’esami, e per le mie inseparabili scarpe da ginnastica anche durante le celebrazioni solenni”. Da lì il racconto si è spostato ai giorni dell’ordinazione sacerdotale e al nuovo cambio di vita dopo essere diventato sacerdote. “In seminario seguivamo un ordine preciso della giornata, ora dovevo organizzare da solo il mio tempo. Intanto per volontà del vescovo mons Graziani continuai a studiare all’università e alloggiavo spesso dai dehoniani a Rende. Poi, dopo un paio d’anni, ci fu l’occasione di venire a dare una mano nella parrocchia di San Nicola di Bari a Mendicino nella quale presto il mio servizio da circa cinque anni”.

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